Antropologia/ Pensare, comunicare, classificare
Pensare,
comunicare, classificare
IL
pensiero: concreto e astratto
Esiste
una distinzione tra pensiero concreto e pensiero
astratto, per passare poi a quella tra comunicazione
orale e comunicazione scritta per terminare
infine con la percezione del tempo e dello spazio. Nella maggioranza
delle situazioni la presenza di un termine dell'opposizione, peresempio.
pensiero
concreto/pensiero
astratto:
Opposizione
che distingue due modi di costruire e organizzare le conoscenze sul
mondo: il primo modo ha come fondamento l'esperienza; il secondo
elabora generalizzazioni e concetti al di là delle proprietà
fisiche.
comunicazione
orale/comunicazione
scritta:
Orale
è ogni comunicazione che utilizza come mezzi la voce e il linguaggio
parlato. Scritta è la comunicazione che usa segni convenzionali come
mezzi per fissare e trasmettere il linguaggio.
Gli
elementi cognitivi comuni a tutte le culture
Tutti
gli esseri umani sono più o meno dotati delle stesse capacità
sensoriali e intellettuali e, se vi sono le differenze tra loro,
queste si manifestano all'interno di tutte le culture e non tra le
culture.
I
Mundurucù siano sprovvisti di una numerazione superiore a cinque, i
bambini e gli adulti sono capaci, quando i loro pari età
statunitensi, di distinguere gli angoli retti da quelli acuti e
questi da quelli ottusi e di utilizzare, dopo che è stato loro
spiegato di che cosa si tratta, una carta geografica, sia diritta sia
capovolta.
Modi
diversi di conoscere e di comunicare
I
primi europei che si accostavano a quelli che una volta erano
chiamati <<popoli primitivi>> erano colpiti dal fatto che
molti di loro avessero sistemi di numerazione che non superavano
poche unità. In seguito li stupì anche l'assenza, presso molto
popoli, di un concetto astratto di spazio e di tempo. Quando i
contatti con queste popolazioni si erano ormai fatti i più
frequenti, i primi etnografi segnalarono anche che i <<primitivi>>
sembravano interessati alla flora e alla fauna del loro ambiente, ma
solo in relazione alle specie che consideravano utili, mentre tutte
le altre non sembravano suscitare in loro la minima curiosità.
Gli
Inuit e la neve
Gli
Inuit studiati dai primi antropologi tra la fine dell'Ottocento e gli
inizi del secolo successivo presentavano un'organizzazione sociale
molto semplice e una tecnologia, per quanto straordinariamente
efficace, assai elementare. Essi hanno elaborato una conoscenza molto
dettagliata dell'ambiente nel quale sono vissuti per secoli e forse
per millenni.
Due
modi diversi di osservare e descrivere il mondo
Le
classificazioni da questi popoli sono meno sistematiche di quelle che
troviamo nei volumi di botanica o di zoologia perché, diversamente
da queste ultime, che sono una elaborazione estremamente recente
della scienza moderna, esse derivano dall'esperienza concreta e non
da una riflessione estratta. la differenza principale del pensiero,
rispetto al pensiero scientifico moderno, è che tali aspetti sono
esercitati solo in relazione a contesti d'esperienza e non astratti o
ipotetici come quelli degli scienziati.
Il
pensiero <<primitivo>> e il pensiero scientifico moderno
Entrambi
hanno in sé aspetti speculativi, riflessivi e teoretici.
Differenza
principale: Nel
pensiero <<primitivo>> gli aspetti speculativi,
riflessivi e teoretici sono utilizzati solo per ordinare esperienze
concrete. In quello scientifico moderno sono usati anche in contesti
astratti.
Comunicazione
orale e comunicazione scritta
La
società a <<oralità primaria>>
Non
esiste ormai società che ignori l'esistenza della scrittura.
Tuttavia, anche dove la scrittura è presente ovunque, la
comunicazione ordinaria si svolge per lo più in forma orale. Il
nostro modo di esprimerci oralmente è, infatti, guidato da un
pensiero che si fonda sull'assimilazione della scrittura.
Fino
al non molto tempo fa esistevano ancora le cosiddette società a<<
oralità primaria>>. Si trattava di società che,
indipendentemente dal loro grado di complessità sul piano politico,
economico, guidato da un pensiero che si fonda sull'assimilazione
della scrittura.
Elementi
di oralità primaria oggi
Oggi
la società a <<oralità primaria>> non esistono più.
Infatti, anche laddove l'ignoranza dell'alfabeto scritto è ancora
particolarmente diffusa, la scrittura esercita la sua influenza
attraverso leggi, regolamenti, disposizioni, calcoli e statistiche
prodotti da un centro politico e amministrativo che è espressione di
uno Stato <<nazionale>>. In queste società, i cui
componenti sanno che cos’è la scrittura ma non la usano raramente,
lo stile comunicativo prevalente non è stato influenzato dallo stile
della comunicazione scritta.
Fino
al III millennio a.C. l'umanità non con, appunto a quell'epoca,
nell'area mesopotamica e nelle aree limitrofe.
La
scrittura vera e propria comparve in Mesopotamia, con il popolo dei
sumeri, ed è conosciuta come scrittura cuneiforme,
perché il segno base, una forma a cuneo, era combinato con altri
simili per formare le parole.
La
scrittura alfabetica, nella quale a ogni segno corrisponde un suono
della lingua, risale invece al XIV secolo a.C. e fu inventata,
sembra, dai fenici nella regione dell'attuale Libano.
Il
condizionamento della scrittura sul pensiero
Siamo
abituati a leggere e a scrivere, non ci rendiamo conto di quanto peso
abbia la scrittura nel nostro modo di comunicare. La scrittura, è
stato detto, esercita sulla parola una sorta di condizionamento.
Dovete provare a pensare alle parole <<buono>>. Per
quanto vi si affaccino alla mente tante immagini di bontà, se
fissate il pensiero su <<buono>>.
Cantastorie
e poeti
Per
imperare la storia di un capo, di un eroe o di una diversità, un
griot, un cantastrorie europeo e una narratrice epica tibetana
dovranno affidarsi a tecniche mnemoniche che sono direttamente
derivate da uno stile di pensiero tipico delle culture orali.
Le
tecniche mnemoniche
Diversamente
dalla maggior parte di noi, che quando impariamo a memoria una poesia
lo facciamo leggendo passaggi brevi di testo e poi ripetendoli allo
scopo di tenerli a mente, i cantastorie imparano in testi oralmente
verso per verso, strofa per strofa e, per rendere la cosa più
agevole, li riempiono di formule fisse e di espressioni stereotipate
e ripetitive.
Nelle
culture fortemente imbevute di oralità, questo modo di procedere non
è tipico solo della dimensione poetica, religiosa e della narrazione
mitica, ma anche di discorsi con scopi descrittivi, esplicativi,
politici, giudici e amministrativi. Modelli fissi e formule sono,
infatti, in assenza di scrittura, i necessari supporti per comunicare
con altri o per trasmettere le conoscenze da una generazione
all'altra.
Il
procedere per formule, tipico delle culture orali, può non
scomparire con il passaggio all'uso della scrittura. Sono noti i casi
di poeti appartenenti a culture una volta prive di scrittura che,
anche dopo avere imparato a leggere e a scrivere, hanno continuato a
comporre secondo i procedimenti delle culture orali basati su formule
fisse.
Questioni
di intelligenza
Intelligenza
e capacità intellettuali universali
Tutti
gli esseri umano possiedono analoghe potenzialità intellettuali.
Si
tratta:
-dell'astrazione:
capacità di isolare un aspetto da un complesso di elementi; un
albero è una pianta con un tronco e dei rami
-della
categorizzazione: capacità di raggruppare gli elementi in gruppi o
classi: gli elefanti sono diversi dai cani
-dell'induzione.
capacità di procedere dallo specifico al generale: se i cani visti
finora hanno tutti quattro zampe, il cane è un animale e quattro
zampe
-della
deduzione: capacità di passare dal generale allo specifico; se so
che il gatto ha la coda, quando vedo un gatto do per scontato che
abbia la coda.
Le
strategie funzionali
Si
dice pertanto che le capacità universali vengono adattate a diverse
strategie funzionali, le quali dipendono da fattori sociali,
culturali, psicologici, affettivi cc.
Gli
individui a cui tali test venivano somministrati rispondevano in base
a <<strategie funzionali>> diverse. Tali strategie non
solo variano da un contesto culturale all'altro, ma variano anche da
soggetto a soggetto all'interno della stessa cultura, a seconda
dell'apparenza a una determinata classe sociale, del livello
d'istruzione, quando non di una predisposizione del tutto personale.
Gli
stili cognitivi
La
diversa reazione a un interculturale è anche stata fatta risalire a
stili cognitivi differenti. Gli antropologi hanno usato questa
espressione per denotare il diverso modo in cui individui provenienti
da ambiti culturali diversi si rapportano al mondo sul piano
cognitivo.
Per
comodità si dice che lo stile cognitivo può oscillare, in misura
diversa, tra due estremi ideali: a) uno stile cognitivo globale e, b)
uno stile articolato.
Il
primo sarebbe caratterizzato da una disposizione cognitiva che parte
dalla totalità del fenomeno considerato per giungere solo
successivamente alla particolarità degli elementi di cui si compone.
Lo stile "articolato" sarebbe invece quello che parte dalla
considerazione dei singoli elementi dell'esperienza per risalire poi
alla totalità.
Ciascuno
utilizza una pluralità di stili cognitivi
Tutti
gli esseri umani tendono infatti a comportarsi, cognitivamente
parlando, in maniera ora più globale ora più articolata, e ciò a
seconda delle situazioni in cui si trovano a esercitare la propria
attenzione e il proprio ragionamento.
Parola
e modo
La
potenza della parola
In
assenza di scrittura, le parole non hanno un'esistenza duratura. Esse
non sono cioè visibili bensì solo degli 'eventi', nel senso che
vendono pronunciate in un tempo preciso e non esso svaniscono. Questo
non significa che gli appartenenti a società fortemente orali non
abbiano memoria ben salda. Semmai è il contrario, poiché ess
costruiscono i loro discorsi e i loro racconti mediante l'uso di
clausole e ripetizioni grazie alle quali riescono a ricordare cose
che per un individuo alfabetizzano sono spesso impossibili da
ricordare senza l'aiuto di una traccia scritta.
In
certe culture, molte delle quali non sono certo ignare dell'esistenza
e dell'uso della scrittura, si ritiene che i nomi abbiano un potere
sulle cose e sugli esseri umani.
Scrittura,
oralità e memoria
Il
rapporto tra scrittura, argomentazione, moduli mnemonici
La
diffusione della scrittura ha deciso fortemente sul mondo di pensare
degli esseri umani. Prima della scrittura, e anche prima che la
scrittura si diffondesse in maniera massiccia, le tecniche di
conservazione della memoria erano ben diverse.
Dove
non ce scrittura possono esistere tecniche mnemoniche esisterne alla
parola, come i già ricordati sassolini, bastoncini e cordicelle
usati in alcuni regni del passato.
La
selezione della memoria nell'oralità
Un
effetto di questo modo di trasmettere la memoria è che esso tende a
produrre effetti <<omeostatici>>: tende cioè a
elementare tutto ciò che non ha interesse per il presente. Detto
altrimenti, del passato e delle conoscenze viene trasmesso solo ciò
che interessa al presidente.
Il
termine <<omeostatico>> indica un processo attraverso cui
un sistema tende a mantenersi in equilibrio attraverso dei meccanismi
di autoregolazione. Il termine è stato coniato per indicare processi
biologici, ma oggi è utilizzato per fenomeni studiati anche da altre
discipline come la linguistica, la sociologia, l'antropologia e altre
ancora.
Scrittura
e modificazione del pensiero
La
scrittura consente, di fatto, di sviluppare un pensiero più ampio di
quello legato all'oralità, perché permette di entrare più
rapidamente in contatto con molteplici punti di vista, di confrontali
in maniera sistematica e di elaborare nuove proposizioni a partire da
quelle esenti.
I
media e la nuova <<comunicazione globale>>
Media
e cultura
Dagli
anni Settanta de secolo scorso in poi si è assistito una grande
diffusione dei media su scala planetaria. La televisione è
rapidamente giunta un pó ovunque, persino in quei luoghi della Terra
in cui non arriva l’elettrica. La televisione è un mezzo
facilmente accessibile e di amplissima portata. Per questo motivo
essa è un mezzo culturalmente influente. La televisione è la
‘regina’ dei media, nell’epoca attuale.
Il
cambiamento culturale provocato dei media
I
media, e la televisione su tutti, sono fattori attivi nel processo di
produzione e di cambiamento culturale. I messaggi che essi
trasmettono sono suscettibili, come fece osservare negli anni
Sessanta un grande stu
In
Italia, negli anni Cinquanta-Sessanta, la Tv fu un mezzo di ampia
diffusione delle informazioni di programmi educativi, anche per
persone analfabetiche. Con il tempo non ha solo standardizzato il
linguaggio, non solo lo ha semplificato, ma anche gesti e modi di
appratire sono ormai molto spesso suggeriti dalla televisione.
Tutto
ciò ha molto influenza sul modo di comunicare degli esseri umani.
La
classificazione del mondo
Tutti
i popoli possiedono una conoscenza più o meno ricca e complessa
dell’ordine della natura. E tutti hanno qualche teoria sul suo
disordine. Queste teorie spiegazioni, ovviamente non sono identiche.
Gli
antropologi che si sono dedicati allo studio di questo argomento nei
contesti culturali più diversi definiscono la loro specializzazione
con il termine di tecnoscienza. L’tecnoscienza è lo studio di come
le differenti culture organizzano le proprie conoscenze del mondo
naturale.
Tali
conoscenze e concezioni non sono casuali e frammentarie, ma
possiedono gradi di sistematicità e di coerenza spesso notevoli,
sebbene differenti e meno ‘esatti’ di quelli elaborati dalla
scienza moderna.
L’ordine
naturale dei Waiwai
I
Waiwai, orticoltori dell’Amazzonia, considerano il fegato di certi
animali un’vegetale, in quanto la sua forma assomilglia a quella
delle foglie di certi alberi. Di conseguenza essi ritengono che le
donne, cui è vietato il consumo di carne procurata mediante la
caccia di animali abbattuti con l’uso delle armi, possano
cibarsene.
Il
divieto del consumo della carne da parte delle donne e per i Waiwai
un tabù che fa parte di un sistema più ampio di divieti riguardanti
l’uso delle armi e la partecipazione alla caccia alla guerra da
parte degli individui di sesso femminile.
La
classificazione dei colori: analisi di Berlin e Kay…
Alla
fine degli anni Sessanta, due antropologi americani, Brent Berlin e
Paul Kay, confrontarono le terminologie cromatiche presenti in
ventisei lingue diverse. Accertarono così che il numero dei termini
presenti in esse variava da un minimo di due, come in alcune lingue
della Nuova Guinea, a un massimo di undici, come in certe lingue
europee.
Questi
termini fondamentali o <<di base>>, come Berlin e Kay li
chiamarono sono quelli che riflettono fenomeni di percezione del
colore senza bisogno di ulteriore specificazione per essere compresi.
a)
Tutti gli esseri umani sono in grado di percepire tutte le gradazioni
del colore.
b)
La terminologia cromatica di base si sviluppa secondo una linea
precisa. In tutti i sistemi che per esempio possiedono solo due
termini, questi sono sempre <<chiaro>> e <<scuro>>,
in quelli che ne hanno tre, invece <
<bianco>>, <<nero>>,
e poi <<rosso>> ecc.
c)Il
numero dei termini di base impiegati da una lingua per indicare I
colori sarebbe in relazione con la complessità culturale e
tecnologica della cultura in questione, per cui più una cultura è
semplice più il suo vocabolario cromatico è povero, mentre culture
particolarmente complesse rivelerebbero l’esistenza di un numero
elevato di termini cromatici di base.
Un’obiezione
a Berlin e Kay: cos’è una cultura <<semplice>> e che
cos’è una cultura complessa?
Il
sospetto è che Berlin e Kay, alla ricerca di una ragione che spieghi
la differenza tra una coltura semplice e una cultura complessa,
abbiano riesumato il vecchio criterio dell’evoluzionismo che vedeva
nelle società più sviluppate sul piano economico e tecnologico le
società in vetta alla storia dell’uomo, mentre in quelle meno
attrezzate dal punto di vista organizzativo vedeva delle società
semplici e primitive. Forse sarebbe meglio dire che le sfumature
cromatiche si riflettono, a livello terminologico, sotto l’impulso
della scienza chimica che studia il pigmento cromatico nelle sue
componenti molecolari.
E
il ruolo del contesto culturale?
Berlin
e Kay non presero in considerazione i fattori culturali che tentano a
costruire la percezione del mondo fisico. I colori rivestono molto
spesso dei ‘significati’ e questi significati non sono sempre gli
stessi, ma cambiano a seconda del contesto.
Esempi
di variazione di significato
Nella
tradizione mediterranea, e più in generale europea, il colore nero e
talvolta associato al lutto e, più generale, alla morte. Il bianco e
invece unicolore che, sempre in altre contesti, rinvia a un’idea di
purezza, candore, e verginità.
Il
colore rosso, in un certo contesto politico, viene associato a una
idea di protesta e di rivendicazione sociale, ma ecce che diventa
segnale di pericolo quando lo troviamo sulle bandierine sventolate
dagli addetti alla circolazione autostradale o quando si trova nei
semafori e nei cartelli di stop.
La
causa delle variazioni di significato
Le
variazioni nel significato dei colori hanno a che vedere, anzitutto,
con l’esperienza che noi abbiamo di quei colori. L’apprezzamento
sociale di un colore e molto spesso influenzato da quegli ambiti
della cultura e della società al cui interno gli individui sono
posizionati: il sesso, l’età, la professione, il ruolo sociale
ecc.
L’importanza
della terminologia
Tutti
possiedano la capacità di percepire le differenze cromatiche, tali
differenze possono anche essere espresse per vie linguistiche diverse
da quelle che conducono alla terminologia del colore.
Tempo
e spazio: due categorie della mente umana
Le
intuizioni universali di tempo e spazio
In
riferimento alla trasformazione nei confronti di cose e di sé
stessi, gli umani percepiscono ciò che per noi chiamammo tempo;
mentre in riferimento al posizionamento del proprio copro e delle
cose rispetto ad altri corpi es altre cose, percepiscono ciò che noi
chiamiamo spazio.
Tempo
e spazio, come affermò alla fine del XVIII secolo il filosofo
tedesco Immanuel Kant, costituiscono infatti delle <<intuizioni
a priori>> universali. La capacità di percepire il tempo e lo
spazio- cioè il fatto che la nostra mente si è strutturata in modo
da avere al lorointuizione- è la funzione primaria della
nostra attività mentale. Senza tale funzione non sarebbe possibile,
per la mente, ‘dare forma’ al pensiero.
Dalle
intuizioni universali nascono I diversi modelli di calcolo
a)
non possiamo pensare nulla che sia fuori da un tempo e da uno spazio;
b)
tempo e spazio sono due dimensioni costruttive di qualunque modo di
pensare
c)
tutti gli esseri umani hanno ben chiaro che esistono un prima, un
adesso e un dopo.
Émile
Durkheim sostenne che sia il tempo che lo spazio sono delle<<
istituzioni sociali>>. Secondo Durkheim, sarebbe cioè lo stile
di pensiero prevalente all’interno di una società a determinare le
valenze simboliche, affettive, e persino percettive che il tempo e lo
spazio assumono in quel particolare contesto.
I
diversi modelli per calcolare il tempo: preforme e uniforme
Nel
1920 Martin P. Nilsson pubblicò un libro che ebbe una grande
influenza sugli antropologi. In esso l’autore sosteneva che nelle
società <<primitive>> il tempo viene concepito in
maniera puntiforme. In queste società i riferimenti temporali non
corrispondono, infatti, a frazioni di un flusso temporale omogeneo e
quantificabile ma piuttosto a eventi naturali o sociali oppure a
stati fisiologici: <<due raccolti fa>> per due anni ecc.
L’idea
che il tempo sia un’entità uniforme, misurabile e frazionabile non
è universale, anche se, una volta spiegata, può essere compresa da
tutti. Ma una volta capita, non significa che venga usata.
Il
tempo nella società industriale
M
Weber definì <<lo spirito del capitalismo>>. L’idea
che <<il tempo è denaro>>, affermatasi nel corso del
XVIII secolo nel mondo occidentale, esprime bene questa concezione
della vita consacrata alla produzione di beni e guadagno. Il tempo
dedicato alla produzione di beni quantificabili diventa, infatti,
esso stesso qualcosa di misurabile. Ciò non toglie che anche nella
nostra società e nella nostra tradizione il tempo possa avere
valenze diverse a seconda dello stato d’animo del soggetto.
Definizioni
qualitative, rituali, cicliche
Fino
a non molti anni fa, nelle nostre campagne, i contadini non
scandivano quasi mai il tempo in senso cronometrico, beni mediante
riferimenti a momenti particolari del ciclo agricolo. Il giorno
stesso era suddiviso mediante indicatori temporali aventi come
referenti attività sociali o statina turali. Anche noi usiamo spesso
espressioni di questo tipo, ma nel nostro mondo di esprimerci esse
sono ormai secondarie rispetto a indicazioni cronometriche come:
nell’anno 1745; il giorno 20 del mese di novembre: alle 08:45 ecc.
Il
senso di un tempo non quantificato ma carico di significati
‘speciali’ è presente in tutte le società che hanno bisogno di
rievocare periodicamente l’atto che esse considerano il fondamento
della propria esistenza morale.
Esempi
etnografici del tempo
L’etnografia
è molto ricca di esempi relativi a come le culture prive di<<
pensiero cronometrico>> collocano gli eventi nel tempo. Di
solito in queste culture gli indicatori temporali impiegati sono
simili a quelli in uso nelle campagne europee fino ad anni recenti.
Però vi possono essere delle variazioni molto interessanti.
Le
società a <<doppio regime>> temporale
Si
tratta da società rurali che sono state inglobate in sistemi
statuali a base urbana e commerciale. Esse hanno adottato, accanto
alle tradizionali forme locali di scansione del tempo, il sistema
calendariale, o cronometrico, degli organismi politico-statuali
dominanti. Il tempo non quantificabile è detto tempo<<
qualitativo>>.
Esattamente
com’è avvenuto per la scrittura nel campo della comunicazione,
della registrazione della memoria e della elaborazione del pensiero
astratto, il tempo cronometrico, espressione di società organizzate
sul piano amministrativo, politico e produttivo, tende a impostarsi
come modalità dominante ancorché non esclusiva, di rappresentazione
del tempo.
Lo
spazio come quantità e come qualità
Molte
delle considerazioni fatte a proposito del tempo valgono anche per lo
spazio. In effetti, spazio e tempo sono inestricabilmente connessi
nel ragionamento degli esseri umani.
Lo
spazio si riveste spesso di valenze <<qualitative>> che
lo rendono doverosamente significante agli esseri umani.
I
luoghi possono essere <<depositi della memoria>>:
storica, nazionale, politica, religiosa ecc.
Gli
Zafimaniry e lo spazio come memoria sociale
Lo
spazio può costruire perciò un' elemento centrale per la memoria di
un gruppo. Un esempio in tal senso è quello degli Zafimaniry, una
popolazione di agricoltori del Madagascar centro-meridionale. I loro
vilaggi sono i luoghi dello spazio ai quali gli Zafimaniry guardano
come all’origine delle loro storie personali e familiari = memoria
sociale.
Disposizione
nello spazio e significanti simbolici
La
disposizione delle cose o degli esseri umani nello spazio fisico può
avere una gamma assai ampia di significanti simbolici e sociologici
che variano secondo le diverse culture.
La
correlazione di tempo e spazio
Le
differenze tra moduli ‘culturali’ di percepire, rappresentare e
correlare il tempo con lo spazio hanno suscitato grandi dibattiti e
tentativi di spiegazione.
L’antropologo
britannico Christopher Hallpike ha sviluppato una teoria distinguendo
tra due concezioni del tempo: operatoria e pre-operatoria. Avere un
pensiero operatorio significa mettere in relazione tempo e spazio;
avere un pensiero pre-opratorio significa che non viene stabilita una
coordinazione fra tempo e spazio.
Le
corse dei cavalli dei Rindi di Sumba: tempo e spazio
I
Rindi organizzano infatti corse di cavalli alle quali partecipano
raggruppati in quattro categorie distinte in base alla dimensione.
Gli animali devono percorrere in seno antiorario una pista circolare.
I
cavalli vendono fatti partire tutti nel medesimo istante ma
percorrono lunghezze diverse, il che fa pensare che i Rindi siano
perfettamente consapevoli del fatto che, essendo i cavalli più
grandi anche i più resistenti e i più veloci, la gara risulti nel
complesso equilibrata. Questo regolamento non sarebbe però stato
inventato se i Rindi non avessero ben presente che i cavalli più
grandi sono in grado di correre più velocemente e, cosa ancora più
importante in questo contesto, che entro lo stesso periodo di tempo i
cavalli più veloci sono in grado di colpire una distanza maggiore
rispetto a quelli più piccoli.
La
mancanza di una concezione lineare e quantificabile del tempo sembra
non
escludere la capacità di coordinare perfettamente durata,
successione e
simultaneità. La tesi secondo la quale la mancanza di
un’idea del tempo come
qualcosa di cronometrabile sarebbe connessa
con un pensiero pre-operatorio
sembrerebbe dunque, almeno in questo
caso, smentita.








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